Gennaro Vitiello

Sito ufficiale
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Il riscatto di una città

Di Raffaele Capano (del 19/04/2013 @ 18:41:43, in Video, linkato 55 volte)

Rino Genovese parla della vittoria al Napoli film festival del cortometraggio il Riscatto di una città dell'Istituto Comprensivo Francesco d'Assisi di Torre del Greco
Il testo è liberamente tratto dalla Rievocazione in costume del Riscatto del 1699 di Gennaro Vitiello e ci mostra un gruppo di ragazzi impegnati nella realizzazione di una ricerca sull'episodio storico del Riscatto baronale di Torre del Greco. La ricerca si trasformerà in qualcosa di più e i ragazzi scopriranno, così, l'importante significato di questo episodio storico

Istituto Comprensivo Francesco d'Assisi - Torre del Greco

Regia: Raffaele Capano
Riprese e montaggio: Claudio Renza
Produzione: Idicom - Pasquale Renza
Premi:
Primo premio al concorso Schermo Napoli Scuola (Napoli Film Festival 2012)

Servizio andato del Tg3 campania in onda il 5 ottobre 2012 durante il Tg Campania delle 19:30

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Gennarovitiello.it è su Facebook!

Di Raffaele Capano (del 18/04/2013 @ 18:52:03, in News, linkato 41 volte)
Il sito gennarovitiello.it ha aperto una pagina facebook ufficiale dedicata interamente al regista del Teatro Esse e della Libera Scena Ensemble!
Per raggiungere la pagina basta cliccare sul seguente link:
www.facebook.com/GennaroVitiello.it
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La storia di Cenerentola à la manière de…

Di Raffaele Capano (del 07/05/2012 @ 22:01:41, in Video, linkato 84095 volte)

Slideshow realizzato dal fotografo Carlo Vitiello con le foto scattate durante la rappresentazione.

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Mostra su Gennaro Vitiello

Di Raffaele Capano (del 08/01/2012 @ 17:29:31, in News, linkato 3681 volte)
Due teatri un regista. Napoli teatro 1963 - 1985

Mostra sul percorso teatrale di Gennaro Vitiello a cura di Giovanni Girosi e Paola Visone Le storie, le messinscene, i progetti, i vissuti di cui la mostra Due teatri un regista. Napoli Teatro 1963 -1985 ripercorre e ricostruisce alcune tracce, sono legati, significativamente, alla storia della scuola di scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, che accoglie nei suoi ambienti il racconto di quelle esperienze. L’attività dei gruppi Teatro Esse e Libera scena Ensemble, guidati da Gennaro Vitiello e costituiti - in parte - da docenti, giovani diplomati, studenti dell’Accademia, attraversa un ventennio particolarmente fecondo della cultura teatrale. Il percorso della ricerca, disseminato di confronti generosi, ci ha consentito di analizzare e comprendere i sogni, i progetti, le attese, i fallimenti in cui si sono idealmente riconosciute intere generazioni. Autori, attori, registi, scenografi, costumisti, spettatori che hanno condiviso con il regista, il traduttore, l’artefice di straordinari incontri - quali le Settimane Internazionali di Teatro Laboratorio e la Rassegna del Giugno Vesuviano - passione e impegno. Dai densi contributi scientifici degli studiosi che hanno accolto il nostro invito, dalle generose testimonianze, dai bozzetti (20), dai manifesti (50), dalle foto di scena (200), dai documenti (lettere, progetti, statuti, etc.) indagati emerge il profilo di un acuto e sensibile ideatore di istanze poetiche, estetiche, etiche cui il percorso espositivo rende omaggio. Il progetto di ricerca e documentazione è finalizzato a comparare drammaturgie e allestimenti relativi ad uno dei periodi più significativi della storia culturale di Napoli, al fine di poter delineare un quadro generale dell’attività teatrale di Vitiello con uno sguardo attento alla contemporanea scena partenopea.
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“Gennaro Vitiello (1929 – 1985)”

Di Raffaele Capano (del 20/07/2010 @ 19:27:00, in Taccuino, linkato 5690 volte)
Il 22 dicembre 2003, lunedì, a Torre del Greco viene presentato il libro di Gennaro Vitello “Taccuino – Ricordi e note di regia”. Dopo i saluti del Sindaco Valerio Ciavolino, dell’Assessore alla Cultura Cinzia Mirabella e di Antonio De Simone, Presidente della Banca di Credito Popolare, relazionano Luigi Capano, curatore del libro, il prof. Rino Mele, docente di Storia del Teatro all’Università di Salerno, Enzo Salomone, attore, Giuseppe Serra, Capo Ufficio Stampa del Comune, Giulio Baffi, della redazione napoletana de “la Repubblica”, e per ultimo io, che in sintesi ho detto:

Durante un soggiorno a Parigi ho trascorso quasi un’intera giornata alla Sorbonne per assistere alla discussione d’una tesi di laurea. – Detto tra parentesi, alla Sorbonne la discussione di una tesi di laurea dura non meno di 4 ore, mentre quella d’una tesi di dottorato dura non meno del doppio, cioè 8 ore. – La tesi di laurea aveva un titolo che mi era sembrato stravagante: “Il libro e la vita, il libro ed il prolungamento della vita, il libro e l’immortalità”. In realtà, l’argomento trattato era la concezione della morte nelle opere letterarie di scrittori e filosofi francesi contemporanei, in un ventaglio che da Lacan, Sartre e Simone de Beauvoir si apriva fino a comprendere i “nouveaux phlosophes”. Il libro e la vita. Gennaro non so immaginarlo senza un libro. La sua esistenza senza libri è inconcepibile. Alla lettura si dedicò con passione, anzi direi con gusto, fin da quando era ragazzo. Un gusto che affinò col tempo. Fino a rifiutarsi categoricamente di leggere quanto riteneva vuoto, banale, scontato, ripetitivo. Presto si appassionò alla grande letteratura, ai classici della Grecia e a quelli latini, al romanzo dell’Ottocento francese, russo, inglese, per approdare ai grandi scrittori e poeti del Novecento. A quelli contemporanei, come Garcia Lorca, Hemingway, Dos Passos, Kafka, Pavese, Moravia, Calvino, La Capria, scodellaro, Sartre... Ricordo quando di questo scrittore acquistò fresco di stampa “Il muro”, una raccolta di racconti che lesse d’un fiato e ci fece leggere per poterne parlare con noi, discuterne, spiegarcene le innovazioni linguistiche e di contenuto. E così fece con tanti altri libri. Ne potrei compilare un elenco nutritissimo. Era abbonato alla “Fiera letteraria” diretta dal poeta Vincenzo Cardarelli; leggeva altre riviste, come “Il Mondo” di Pannunzio. Era aggiornatissimo sulle novità letterarie, opere che allora si definivano “engagées”, impegnate, attente cioè ai problemi sociali, ai grandi avvenimenti contemporanei, alla vita dell’uomo nella sua complessità, E mostrava un talento spiccato per l’analisi immediata quasi naturale del testo che leggeva e da cui si faceva fagocitare. Lo stesso talento che ha fatto di lui un regista pronto a cogliere l’essenza, a capire gli snodi narrativi e le modalità interpretative delle opere che dalla pagina scritta si sarebbero poi trasformate in linguaggio parlato, in gestualità, nelle varie espressività teatrali. Il suo teatro non poteva che nascere da un’opera profondamente, peculiarmente letteraria.

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Il libro e il prolungamento della vita. Ho letto recentemente “Una storia d’amore e di tenebra”, un romanzo, tra virgolette, autobiografico di Amoz Oz di poco più di 600 pagine, pubblicato nel settembre scorso dalla Feltrinelli. Amos Oz è uno scrittore israeliano di fama mondiale, I suoi libri sono pubblicati in 28 lingue. È uno dei promotori e dei firmatari, con intellettuali e politici “engagés” israeliani e palestinesi, del famoso piano di pace tra le due etnie firmato il 1° dicembre scorso ( 12 giorni fa) a Ginevra. Ebbene, nel suo ultimo libro che ho letto con grande interesse, un’autobiografia che parte dai bisnonni e abbraccia 120 anni di vita, egli ci confida cosa voleva diventare quando aveva 8 anni e frequentava una classe che corrisponde grosso modo alla nostra terza elementare. Di solito un ragazzo di quell’età sogna di diventare un grande campione sportivo, un eroe, un pilota o forse un pasticciere o qualcosa di simile. Amos Oz a 8 anni desiderava diventare un libro! Non scrivere un libro, ma DIVENTARE UN LIBRO. Amos Oz è nato nel 1939, a 8 anni siamo nel 1947. Mentre da noi in Italia nel 1947 siamo in piena ricostruzione post-bellica, in Palestina si è alla vigilia della creazione dello Stato d’Israele. Amos a 8 anni sa cos’ha alle sue spalle, perché l’ha appreso e l’apprende tutti i giorni dai suoi genitori, dai nonni, dai loro coetanei rifugiatisi in Palestina. Quel ragazzino di 8 anni sa del grande massacro degli ebrei consumatosi in Europa quando lui nasceva, sa della shoà, della deportazione e morte di 6 milioni di ebrei europei. E ora apprende, perché ne parlano gli adulti, che con la creazione dello Stato d’Israele e la partenza dei soldati inglesi dalla Terra Santa gli arabi sono pronti a massacrare tutti gli ebrei – un milione circa – che si sono rifugiati e installati sulle loro terre. E dunque non ha altro desiderio che DIVENTARE UN LIBRO. Per sopravvivere. Molto più di un monumento o di una lapide, di facile distruzione e spesso di significato limitato e retorico, trasformato in un libro lui può prolungare la sua vita di ragazzo, può continuare a vivere per anni, forse per sempre. Sì, anche i libri vengono talvolta distrutti, di solito incendiati da chi non tollera una cultura, un’ideologia diversa. Ma i libri non sono più dei manoscritti o dei dattiloscritti, ogni manoscritto o dattiloscritto una volta stampato da uno che era si trasforma in centinaia, in migliaia di copie. E per quanto grande sia l’incendio del nemico, - come ci insegna la storia anche recente – alcune di queste copie, nascoste chissà dove, dimenticate in qualche parte del mondo, riusciranno comunque a salvarsi. Ed a questo pensava Amos Oz quando a 8 anni voleva diventare un libro. Avrebbe così prolungato la sua vita esattamente come ha fatto l’amore filiale per mio fratello Gennaro. Con l’aiuto in particolar modo di Gigi e Raffaele Capano, dapprima Cordelia e quindi Elisabetta, le figlie di Gennaro Vitello ed Uta Rieger, hanno riportato in vita il loro padre con questo libro che ne raccoglie gli scritti e le foto, non un monumento retorico, ma l’essenza stessa, i pensieri di Gennaro. E questo atto encomiabile di amore filiale merita tutta la mia commossa riconoscenza e un caloroso applauso, cui sono certo vorrete unire anche il vostro. Grazie.

Umberto Vitiello
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Nasce l'associazione "Scena Sperimentale Gennaro Vitiello"

Di Raffaele Capano (del 10/04/2010 @ 14:53:02, in News, linkato 826 volte)
Giovedì 8 aprile 2010. È nata l'associazione "Scena Sperimentale Gennaro Vitiello". Riportiamo l'articolo di Rino Mele, pubblicato sul quotidiano "Roma" del 9 aprile 2010.


La storia di Cenerentola à la manière de... - foto di scenaLe frontiere della scena

Pulcinella si trasforma con frenetica velocità, ora ha la veste nera e la maschera bianca e da servo, nel sogno meridiano, si finge sazio sotto un albero di cuccagna: da affamato diventa padrone. Fare teatro a Napoli è condizione di sopravvivenza, utopia politica, gioco ilare e sublime, impedimento alla morte, una corsa alla rovescia per non cadere nello specchio delle allucinazioni notturne e fare (finalmente) le prove di quella rivoluzione che la pigrizia e l’atavica condizione di ubbidienza, monarchica e lealista, impedisce di fare. Il popolo napoletano, equamente plebeo e nobilmente borghese, sa che il potere è fragile, lo irride sottomettendosi, gioca a dissolverlo in una risata e un inchino. Il teatro di questa città-regione coglie sempre l’aspetto rivoluzionario della parola: gli artisti hanno una forte e attenta vocazione ai testi, quasi di esasperata filologia, ma solo per aprirne l’involucro, mettere allo scoperto il meccanismo della lingua e ricostruirlo in nuovissime e sorprendenti varianti. Ieri, 8 aprile, a Ercolano è sorta un’associazione di cultura teatrale, di critica e analisi della rappresentazione. Si chiama “Scena sperimentale Gennaro Vitiello”. Siamo nel 1967 (e gli anni che vengono dopo). Il periodo iniziale di Mario e Marialuisa Santella, Mario e Enzo Salomone, Peppe Barra e Mastelloni, Giulio Baffi, Moscato, così giovanilmente maturi, e ora uguali nel tempo, Lucariello: ma quanti nomi in quest’attimo dimentico. Gennaro Vitiello è uno degli autori, il regista, del glorioso (questo è l’aggettivo) Teatro Esse, con lui Anna Caputi, Odette Nicoletti, Giovanni Girosi, Carlo De Simone. Quale raffinato lavoro di lettura e sperimentazione teatrale nel teatro di via Martucci, “I Cenci” di Artaud, “K” di Sanguineti, “Prometeo” di Eschilo, “I negri” di Genet, “Medea” di Seneca e altri lavori da tradurre con urgenza in visione, in suono, mentre la scena diventa uno stretto ring. Poi il Teatro Esse in successive metamorfosi diventa Libera Scena Ensamble e, trasferendosi e trasformandosi ulteriormente, Teatro In Garage. La tempesta creativa degli inizi non è recuperabile, non si ripete, ma resta l’avida sete di entrare nel corpo del teatro, frantumarlo, ricostruirlo, farsene partecipi. Il lavoro di Libera Scena conferma i contatti precedenti, li rafforza con Roberto De Simone e le ricerche sulla musica, con Mario Martone, con tutto ciò che grida la visione. Ora che Gennaro Vitiello, da un quarto di secolo, non c’è più, quest’associazione ricorda il vento dolcemente aspro che con le sue regie seppe gridare su una scena. Ed è anche una pungente immagine di Napoli e il suo vorace senso dell’avanguardia: gli artisti di questa città vulcanica, il loro necessario correre oltre il segno di confine, stravolgerlo, fingere a volte ossequio alla tradizione ma fare la rivoluzione. Città di vento, di sapienza e fantasmi, che ha bisogno solo di una scena per riscattarsi, sentirsi aprire le ali. Intanto questa nuova associazione, “Scena sperimentale” (ne fanno parte Giovanni Girosi, Odette Nicoletti, Cordelia Vitiello) vuole ricordare un regista tra i più amati, tenerlo stretto alla memoria del nostro arso Sud ma anche contribuire a spingere verso l’alto la vocazione napoletana a interrogarsi, trasformarsi nelle cose che tocca, sentire l’ansia della rivoluzione necessaria.
Rino Mele

Il Roma - Pagina 1
Il Roma - Pagina 6
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Pagina ufficiale su Facebook di Gennaro Vitiello

Di Raffaele Capano (del 05/04/2010 @ 08:42:24, in News, linkato 1011 volte)
Pagina ufficiale su Facebook dedicata a Gennaro Vitiello.
Se siete sul "Faccialibro" siete tutti invitati a iscrivervi.
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Il Roma: articolo su Cordelia Vitiello

Di Raffaele Capano (del 14/11/2009 @ 23:42:54, in News, linkato 817 volte)
articoloSul quotidiano Roma è stato pubblicato un articolo, che porta la firma di Mara Locatelli, su Cordelia Vitiello (figlia di Gennaro Vitiello) e sulla futura Fondazione intitolata a Gennaro Vitiello.

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Slanciata, molto sportiva, con un aspetto più giovanile dei suoi 44 anni, elegante ma senza concessioni alle stravaganze, Cordelia Vitiello mi dice che sta dando l’anima per realizzare il suo progetto. A vederla e a sentirla, se non si sapesse chi è, si potrebbe scambiarla per la classica donna in carriera, ben decisa a conquistarsi uno spazio in una società che non fa sconti. E in effetti Cordelia è questo ma anche molto di più. Ci tiene molto alla forma fisica, lo dice lei stessa, e appena può infila la tuta e corre in palestra. Abita in una casa non lussuosa ma grande, al confine tra Ercolano e Torre del Greco, ed è adorata dal marito Gianni e dai suoi amici. Cordelia è la prima figlia dell’indimenticabile regista teatrale Gennaro Vitiello, la cui attività si interruppe l’8 agosto del 1985, stroncato da un ictus a 56 anni. È nel ricordo del padre, autore fra i più geniali dell’epoca, che sta ora lavorando attivamente per dar vita a una Fondazione. «Voglio fare di tutto per risvegliare il clima culturale all’ombra del Vesuvio. confessa Siamo partiti con un libro e un sito internet curato da Raffaele Capano, mentre il mese scorso al teatro Mercadante c’è stata la prima edizione del Premio Gennaro Vitiello. La Fondazione servirà anche a stimolare con borse di studio i giovani che vogliono fare teatro». La riscoperta del regista torrese, col quale hanno lavorato Roberto De Simone, Raffaele De Majo, Peppe Barra, Leopoldo Mastelloni e tanti altri, è testimoniata dalle tre tesi di laurea già scritte su di lui. Leonilda Cesarano gli ha dedicato quella discussa al Dams di Bologna: «Gennaro Vitiello era un passo avanti agli altri. spiega E per questo un passo indietro nei circuiti ufficiali, quelli delle repliche assicurate e dei biglietti staccati, a cui opponeva testi tradotti da lui stesso e mai rappresentati prima. Scorrendo la lista degli spettacoli che rappresentò si nota subito la sua originalità». Ma come nacque in Vitiello, uno dei 5 figli di un modesto imprenditore edile, la passione del teatro? Pare che l’avesse fin da piccolo, quando raccontava favole e faceva piccole rappresentazioni per i familiari. «Rimasto orfano, racconta Cordelia mio padre si diplomò in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, e dalla fine degli anni ‘50 insegnò presso il Liceo Artistico del capoluogo. Durante un viaggio a Parigi conobbe Uta Rieger. La ragazza tedesca rimase affascinata dal giovane napoletano che amava discutere sempre di musica e arte. Quell’incontro cambiò la vita a entrambi. Si sposarono nel 1964 e dal matrimonio siamo nate io e mia sorella Elisabetta. La cultura di mamma, che era luterana e insegnava storia e inglese, influì molto su mio padre: gli diede un respiro internazionale facendogli scoprire molti testi e autori tedeschi». È con il Teatro Esse che Vitiello firma la sua prima regia nel febbraio del 1965: la Moscheta, un’opera cinquecentesca del Ruzante, rappresentata nella sala mensa di uno stabilimento di Pozzuoli. L’anno dopo il regista trova maggiore spazio in un ex deposito di legname di via Martucci a Napoli. E qui, insieme con Anna Caputi, Odette Nicoletti, Giovanni Girosi e Carlo De Simone, potrà meglio esprimere le sue potenzialità. L’inaugurazione, il 27 dicembre, è con “La magia della farfalla, tradotta dallo stesso Vitiello da un testo inedito di Federico Garcia Lorca, “El Maleficio de la Mariposa”. Per i suoi contenuti di avanguardia e di rottura con i vecchi schemi, il Teatro Esse diventò il trampolino per artisti divenuti poi famosi: Peppe Barra, Leopoldo Mastelloni, Odette Nicoletti, Mauro Carosi. Andrà avanti fino al 1972 con la messa in scena di opere come “I cenci”Antonin Artaud, “Massa-Uomo” di Ernst Toller e “I Negri”Jean Genet. Animatore di quello che oggi va sotto il nome di teatro globale, Vitiello crea in seguito (con Enzo Salomone e Marisa Bello) la Libera Scena Ensemble. Riesce così a dare alla cultura napoletana un respiro più europeo con Padrone e sotto, Il cacatoa verde, Mammà chi è, Assolo per orologio, ecc. Traduce e cura i testi delle rappresentazioni mentre in questo periodo lavorano con lui Nathalie Guetta e Gennaro Ranieri. Tramontata questa seconda esperienza, nel 1977 fonda a Torre del Greco il Teatro nel Garage. Racconta Cordelia: «Io ero appena nata quando papà cominciò a lavorare con il Teatro Esse, del quale fu il leader indiscusso. Da quel momento si dedicò alla regia di spettacoli, alla traduzione di testi ancora inediti e a corsi di teatro, diventando un’inesauribile fonte di indicazioni e di stimoli per scenografi, costumisti, attori». Gennaro Vitiello adorava il drammaturgo e poeta tedesco Bertolt Brecht, scoprì le opere di Arthur Schnitzler e ammirò la Francia del filosofo esistenzialista Jean Paul Sartre. Spinto dal suo spirito ribelle, egli allargò i suoi confini trovando in Spagna, Francia, Germania gli stimoli artistici che poi seppe trasmettere ai suoi gruppi. Con il Teatro Esse e la Libera Scena Ensemble, che guidò fino alla sua morte improvvisa, di certo riuscì a creare un movimento culturale che ha lasciato un’impronta incancellabile. Peppe Barra, che gli fu vicino, così lo ricorda: «Vitiello era una persona ricca di amore, non solo per il teatro, ma soprattutto per l’individuo... Era più che un regista, un uomo di teatro: lo reputavo un grosso poeta, una persona di grande poesia e umanità, soprattutto di grande umiltà». «Papà aveva un grande impegno civile – aggiunge Cordelia. – Vedendo che ai suoi tempi il teatro europeo più scottante e scomodo era ignorato ed escluso dalle scene, si mise a tradurre opere dal francese, dal tedesco, dallo spagnolo. In questi anni ho raccolto dipinti, foto, costumi, recensioni, articoli e racconti che testimoniano la sua attività di regista e maestro di recitazione. Era un uomo eccezionale perché seppe portare qui la cultura europea e io voglio farlo riscoprire grazie alla Fondazione».

Mara Locatelli



Il link per leggerlo in pdf è il seguente: Articolo
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Rassegna stampa mostra di Gaetano Fiore

Di Raffaele Capano (del 13/11/2009 @ 18:29:37, in News, linkato 497 volte)
Il 28 Novembre alle ore 17 a Castel dell'Ovo, nella Sala delle Carceri, vernissage di “VIE DI FUGA", una mostra a tema sul mondo onirico e sulla capacità di evasione dalla realtà, curata da Beppe Palomba per l'Accademia della Bussola. In contemporanea presentazione del volume "Segni e Sogni", della serie de I quaderni dell'Accademia, racconti di esperienze oniriche e confessioni di artisti e scrittori. Dalla prefazione al catalogo: "La suggestione di un ambiente a volte può condizionare e instillare nel visitatore pensieri e idee in qualche modo direttamente “ispirati” all’atmosfera, alla luce, alla presenza fisica di una certa tessitura della parete, a come sono disposte le pietre che la compongono… finchè questa sorta di fascinazione ti porta dritto nei pensieri di chi in quel luogo, ieri, cento, mille anni fa, ha vissuto. Castel dell’Ovo sorge dalle acque nel Golfo di Napoli e la leggenda racconta che fu creato in una notte dal mago e poeta Virgilio con un sortilegio: sotterrò nell’isolotto di Megaride un uovo da cui, schiudendosi, nacque la fortezza. Nelle segrete del castello è passata ogni sorta di umanità dolente, rabbiosa, rassegnata. Un unico pensiero sopra tutti: la Fuga, anzi meglio, il Sogno della Fuga o, se preferite, la fuga nel Sogno. E stando in quelle segrete si sente come palpabile, urgente, concreto, il Sogno. Da questo coacervo di pensieri nasce l’intuizione di chiedere ad un selezionatissimo gruppo di Artisti di rappresentare visivamente, di indicare in qualche modo la propria Via di Fuga, il Sogno a cui tendere per staccare i piedi da terra e saltare il Muro. E come ciascuno di noi sceglie un modo per affermare un Sogno, per renderlo concreto, ciascuno in qualche modo cerca il modo di sciogliersi da catene e legacci per fuggire, ognuno degli Artisti ha inteso raccontare la sua VIA DI FUGA… rappresentando un Sogno, che sia uno di quelli ricorrenti che riempiono le notti oppure uno di quelli che si fanno ad occhi aperti, con la speranza e la voglia di cambiare la propria vita e il mondo…" Hanno raccolto l'appello i rappresentanti di stili e tecniche diverse, dall'informale all'arte digitale, dal figurativo classico alla Pop Art, tra scultura, pittura, installazioni... Gli Artisti: Simone Aimetta, Sergio Amatruda, Elisa Anfuso, Valeria Ballestrazzi, Letizia Borelli, Lisa Burelli, Yara Buyda, Letizia Caiazzo, Giorgio Cassone, Lorenzo Cataneo, Mariangela Chianese, Stefania Colizzi, Silvia De Marco, Massimo De Martino, Desma & Bacà, Angela Di Teodoro, Serena Fazio, Gaetano Fiore, Daniela Fonti, Federico Galetto, Franco Giomi, Francesco Giraldi, Amedeo Grazioso, Sabina Lops, Donato Lotito, Marlisa Palomba, Mauro Maffina, Vilma Maiocco, Rosanna Matacena, Chiara Mazzone Colonna, Paolo Napolitano, Stefania Oriente, Patrizia Palomba, Nicola Piscopo, Ermelinda Ponticiello, Mary Palomba, Enzo Rea, Enzo Ruju, Claudio Schifano, Ariane Schuchardt, Massimo Tezzi, Marcello Ursomando, Anna Verde, Rosario Vesco, Stefano Wolfler, Maurizio Yorck, Gianfranco Zazzeroni. La Mostra resterà aperta tutti i giorni dal 28 Novembre al 12 Dicembre dalle 10.00 alle 19.00 domenica dalle10 alle13 ingresso gratuito informazioni: 333 7325429
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Rassegna stampa Premio Lucio Beffi

Di Raffaele Capano (del 13/11/2009 @ 17:45:21, in Rassegna stampa, linkato 1679 volte)
da La Repubblica, 03 giugno 2008 pagina 12 sezione: NAPOLI
(www.repubblica.it)
A Piovani e Servillo il Beffi di Ercolano
Le eccellenze del teatro e della musica premiate in un gala al teatro Plinio del Centro Don Orione di Ercolano. Dalle 20.30, nella struttura vesuviana, sarà ospitata la cerimonia che conclude la IV edizione del "Premio nazionale di regia teatrale Lucio Beffi", che quest'anno incorona il pianista Nicola Piovani, Toni Servillo come miglior regista, Tosca come migliore interprete femminile e Massimo Venturiello come migliore interprete maschile. L' evento, condotto dal giornalista Mimmo Liguoro e dall'attrice Alessandra Borgia, con la direzione artistica di Mariano Rigillo, renderà omaggio anche al regista Gennaro Vitiello: a ritirare una targa d' argento in sua memoria la figlia Cordelia. Infine il maestro Piovani eseguirà il "Concerto per quintetto". (g.v.)

da La Tofa, n° 54 dell'11 giugno 2008
Premio Beffi, i torresi ed il teatro comunale
Della quarta edizione del Premio nazionale di regia teatrale “Lucio Beffi”, conclusosi con una “serata d’onore e d’alto livello” martedì 3 giugno al Teatro Don Orione, vogliamo, a nostro avviso, porre l’attenzione, tra le altre cose, su tre aspetti: il primo, la manifestazione ha suscitato lo stesso orgoglio di sentirsi torrese che ha suscitato la giornata dedicata ai marittimi dell’Andrea Doria ed a tutti i marittimi in genere; il secondo, le bellissime parole del direttore artistico Mariano Rigillo, che, decantando l’operato degli organizzatori, auspicava in un … lontanissimo futuro di ricevere le stesse celebrazioni di Lucio; il terzo la necessità di avere al più presto un teatro comunale: manifestazioni come quelle del Premio Beffi meritano di essere ospitate a Torre in una struttura teatrale comunale degna di questo nome, assieme a tutte quelle di spessore e livello culturale. Detto questo occupiamoci della serata. I presentatori dell’evento, il giornalista Mimmo Liguoro e l’attrice Alessandra Borgia, hanno parlato di Lucio Beffi, della sua grande importanza e levatura, ricordandolo come un grand’uomo “che ha dedicato la vita alla ricerca della libertà nell’arte e dell’arte nella libertà”. Mimmo Liguoro in particolare ha dedicato questo momento culturale torrese “all’arte e alla cultura”, ritenuti fondamentali “in un momento così difficile per la Campania”. Eccezionale e di grande interesse culturale e musicale è stata l’esibizione sul palco di Nicola Piovani, venuto a ricevere il “Premio alla carriera” dell’associazione Beffi, che ha regalato un lungo momento concertistico con l’esibizione del “Concerto in quintetto”. È così che Piovani ha proposto alcuni suoi grandi successi ,”Il poeta delle ceneri” “La notte di San Lorenzo”, “Caro diario”, “La messa è finita”. Il momento clou è stato l’omaggio al grande Fabrizio de Andrè, per il quale lo stesso Piovani ha scritto le musiche per il disco “Non al denaro, non all’amore, né al cielo”. Il pezzo scelto è stato “Il suonatore Jones”, l’ultimo brano di quel LP, e la sua realizzazione è eccellente, anche se, sostiene Piovani, “senza la voce di Fabrizio, il brano non può che essere monco”. Il concerto ha continuato con una carrellata di motivi tra cui spiccano “La vita è bella”, per cui ha ricevuto l’Oscar, “Il camorrista”, tratto dal film di Giuseppe Tornatore. Il premio alla carriera assegnatogli dall’associazione Beffi è testimonianza dell’apprezzamento che il pubblico nutre per Piovani.
Altri premi consegnati: premio alla miglior regia teatrale conferito dal pubblico a Toni Servillo, per la messa in scena della “Trilogia della villeggiatura” di Carlo Goldoni. Servillo ha testimoniato
della sua conoscenza con Lucio Beffi, una persona straordinaria conosciuta da giovane e il cui entusiasmo ha incoraggiato l’artista ad iniziare la sua carriera teatrale.
I premi di miglior attore e miglior attrice sono stati consegnati a Massimo Venturiello ed alla cantante Tosca entrambi per lo spettacolo “Gastone” di Ettore Petrolini. Un altro ricordo
carico di affetto e ammira zione è stato poi indirizzato a Gennaro Vitiello (morto nel 1985), mai dimenticato artista torrese del Libera Scena Ensemble e del Teatro Laboratorio, altra figura di
grande livello per il nostro teatro, il cui premio è stato ritirato dalla figlia, signora Cordelia. Ma molto apprezzato e da citare è senza meno il Premio “Corti Teatrali”, riservato agli studenti delle superiori e giunto alla
seconda edizione. E’ stato vinto anche quest’anno dall’Istituto “Pantaleo”, dai ragazzi guidati dalla
prof.ssa Eva Contigiani. Un secondo appuntamento vittorioso che testimonia dell’impegno costante degli studenti e del convinto sostegno della dirigenza scolastica. Gli studenti ed i
docenti che seguono il progetto si attendono anche dal nuovo Dirigente prof. Carlo Ciavolino la stessa attenzione che i dirigenti responsabili dell’istituto superiore torrese hanno riservato nella gestione precedente a questo importante progetto scolastico, che va al di là del fattore didattico per rappresentare un momento culturale di vera crescita.
Un ottimo bilancio quello di quest’anno che vede questo prestigioso premio crescere di importanza culturale sempre di più, anno dopo anno, ritagliandosi un proprio spazio ed assurgendo ad uno dei più seguiti ed apprezzati eventi culturali torresi.
Tommaso Gaglione

da Tutto è... del 5 giugno 2008
Premio Lucio Beffi, riconoscimenti per Tony Servillo e Nicola Piovani
di CARMEN CELLA
Martedì scorso, al teatro Plinio del centro Don Orione di Ercolano si è svolta la quarta edizione del premio nazionale di regia teatrale “Lucio Beffi”, che quest’anno ha aperto alla musica d’autore, conferendo il premio alla carriera a Nicola Piovani. La serata di premiazione, che ha visto la partecipazione di attori, registi, giornalisti, è stata condotta da Mimmo Liguoro, giornalista televisivo e grande appassionato di musica, e da Alessandra Borgia. Piovani ha eseguito il suo “Concerto in Quintetto”, proponendo musiche scritte per il cinema ed il teatro e riadattate per i suoi solisti. Il premio, che si avvale della direzione artistica di Mariano Rigillo, designa ogni anno, attraverso il voto espresso dal pubblico che ha assistito ad otto spettacoli teatrali, precedentemente individuati dalla giuria tecnica e presentati nei maggiori teatri della Campania, il miglior regista, la migliore attrice ed il miglior attore dell’anno. I premi 2008, costituiti da preziose creazioni in corallo e oro, sono stati assegnati: per la migliore regia a Tony Servillo; a Tosca, quale migliore interprete femminile e a Massimo Venturiello quale migliore interprete maschile. Nel corso della serata, a Cordelia Vitiello, figlia di Gennaro Vitiello, l’indimenticabile regista prematuramente scomparso nel 1985 (autore tra i più geniali e moderni dell’epoca) è stata consegnata una targa d’argento. Il teatro e la cultura di Gennaro Vitiello ebbero un respiro internazionale. Autore di quello che oggi potremmo definire teatro globale, con la sua “Libera Scena Ensemble”, riuscì a coniugare la cultura napoletana con quella definita “alta”, richiamando l’attenzione costante di grandi settimanali, tra i quali l’Espresso e di critici teatrali di grande rigore, quale Rita Cirio. Il premio, istituito nel 2005 dall’associazione Amici delle Arti “Lucio Beffi” di Torre del Greco, evidenzia non solo le “eccellenze” dell’anno nel mondo teatrale, ma sostanzia il momento conclusivo di un percorso culturale tendente a fare emergere le promesse del campo artistico teatrale. Un’attività accompagnata anche da una produzione editoriale di notevole interesse culturale; un impegno variegato, ma ben finalizzato, nel ricordo di un geniale esponente del mondo teatrale italiano e partenopeo, qual è stato Lucio Beffi.
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