Gennaro Vitiello

Sito ufficiale
 
\\ Home Page : Articolo

Le mostre allestite negli spazi del Teatro Esse

Di Gennaro Vitiello (del 19/04/1985 @ 00:33:57, in Storia del Teatro Esse, linkato 2275 volte)
Gli incontri con Lucio Amelio, con cui si discuteva sulle avanguardie delle arti figurative, diedero avvio nel Centro ad una serie di mostre. La prima si tenne in concomitanza dello spettacolo SpaSaMiòLiPi. Una esposizione di opere del pittore Bruno Di Bello del gruppo ’58, che la stessa Modern Art Agency curò. Venne allestita nello stanzone-ingresso e restò aperta al pubblico per tutto il periodo delle repliche dello spettacolo, dal 28 aprile al 14 maggio 1967. Tra SpaSaMiòLiPi e le opere di Di Bello costruite con l’uso di lettere e ritagli di riviste e giornali su cui l’artista segnava immagini e congegni di sua invenzione, creando una sorte di pittura-parola, esisteva una certa analogia. Dopo la visita alla mostra, lo spettatore veniva accompagnato nella sala teatrale da due ragazze in abito “coniglietto-da-locale-notturno”. Le ragazze gli rendevano la metà del biglietto su cui era stampato evidente un 24, il numero del posto da occupare e lo abbandonavano al centro della sala-palcoscenico, ove erano disposte alla rinfusa e rivolte verso le direzioni più diverse una sessantina di sedie. Sullo schienale di ogni sedia era stato stampigliato il 24; l’identico numero del biglietto su tutte le sedie. Allo spettatore la scelta del suo ventiquattro. Dopo la perplessità, sorrideva e andava a sedersi dove meglio gli pareva, attendendo ansioso l’arrivo di altri spettatori, imbarazzato com’era al centro della sala, infossato fra le due balconate laterali e le due pedane, una collocata appena dopo l’ingresso e l’altra sul fondo della sala, sulle quali gli attori avrebbero presto recitato.
Il pubblico era fisicamente avvolto nello spazio della rappresentazione teatrale e circondato da immagini visive e auditive, come lo era quotidianamente dai mezzi di comunicazione di massa, dalla radio-televisione e dalla pagina stampata, che lo costringono a scomporre le idee e i sentimenti in elementi separati, come stereotipi di piombo.
Per la regia approfittai dei mezzi che la civiltà di massa mette a disposizione, mettendo a fuoco un insieme di immagini e di notizie che si accavallano e si contraddicevano. Angelo De Falco e Carlo De Simone che curarono la scenografia, accumularono sulla scena oggetti essenziali, contrapponendoli alle parole in un uso ironico. Allo stesso modo Odette Nicoletti creò dei costumi anch’essi oggetti e protagonisti dello spettacolo, a volte essi stessi spettacolo.

Gennaro Vitiello
da Funiculì funiculà; 19 aprile 1985
Articolo Articolo  Storico Storico Stampa Stampa

Gennaro Vitiello è l'autore di questo articolo.
Scrivimi pure!

I commenti sono disabilitati.