Gennaro Vitiello

Sito ufficiale
 

Taccuino

“Gennaro Vitiello (1929 – 1985)”
Il 22 dicembre 2003, lunedì, a Torre del Greco viene presentato il libro di Gennaro Vitello “Taccuino – Ricordi e note di regia”. Dopo i saluti del Sindaco Valerio Ciavolino, dell’Assessore alla Cultura Cinzia Mirabella e di Antonio De Simone, Presidente della Banca di Credito Popolare, relazionano Luigi Capano, curatore del libro, il prof. Rino Mele, docente di Storia del Teatro all’Università di Salerno, Enzo Salomone, attore, Giuseppe Serra, Capo Ufficio Stampa del Comune, Giulio Baffi, della redazione napoletana de “la Repubblica”, e per ultimo io, che in sintesi ho detto:

Durante un soggiorno a Parigi ho trascorso quasi un’intera giornata alla Sorbonne per assistere alla discussione d’una tesi di laurea. – Detto tra parentesi, alla Sorbonne la discussione di una tesi di laurea dura non meno di 4 ore, mentre quella d’una tesi di dottorato dura non meno del doppio, cioè 8 ore. – La tesi di laurea aveva un titolo che mi era sembrato stravagante: “Il libro e la vita, il libro ed il prolungamento della vita, il libro e l’immortalità”. In realtà, l’argomento trattato era la concezione della morte nelle opere letterarie di scrittori e filosofi francesi contemporanei, in un ventaglio che da Lacan, Sartre e Simone de Beauvoir si apriva fino a comprendere i “nouveaux phlosophes”. Il libro e la vita. Gennaro non so immaginarlo senza un libro. La sua esistenza senza libri è inconcepibile. Alla lettura si dedicò con passione, anzi direi con gusto, fin da quando era ragazzo. Un gusto che affinò col tempo. Fino a rifiutarsi categoricamente di leggere quanto riteneva vuoto, banale, scontato, ripetitivo. Presto si appassionò alla grande letteratura, ai classici della Grecia e a quelli latini, al romanzo dell’Ottocento francese, russo, inglese, per approdare ai grandi scrittori e poeti del Novecento. A quelli contemporanei, come Garcia Lorca, Hemingway, Dos Passos, Kafka, Pavese, Moravia, Calvino, La Capria, scodellaro, Sartre... Ricordo quando di questo scrittore acquistò fresco di stampa “Il muro”, una raccolta di racconti che lesse d’un fiato e ci fece leggere per poterne parlare con noi, discuterne, spiegarcene le innovazioni linguistiche e di contenuto. E così fece con tanti altri libri. Ne potrei compilare un elenco nutritissimo. Era abbonato alla “Fiera letteraria” diretta dal poeta Vincenzo Cardarelli; leggeva altre riviste, come “Il Mondo” di Pannunzio. Era aggiornatissimo sulle novità letterarie, opere che allora si definivano “engagées”, impegnate, attente cioè ai problemi sociali, ai grandi avvenimenti contemporanei, alla vita dell’uomo nella sua complessità, E mostrava un talento spiccato per l’analisi immediata quasi naturale del testo che leggeva e da cui si faceva fagocitare. Lo stesso talento che ha fatto di lui un regista pronto a cogliere l’essenza, a capire gli snodi narrativi e le modalità interpretative delle opere che dalla pagina scritta si sarebbero poi trasformate in linguaggio parlato, in gestualità, nelle varie espressività teatrali. Il suo teatro non poteva che nascere da un’opera profondamente, peculiarmente letteraria.

********

Il libro e il prolungamento della vita. Ho letto recentemente “Una storia d’amore e di tenebra”, un romanzo, tra virgolette, autobiografico di Amoz Oz di poco più di 600 pagine, pubblicato nel settembre scorso dalla Feltrinelli. Amos Oz è uno scrittore israeliano di fama mondiale, I suoi libri sono pubblicati in 28 lingue. È uno dei promotori e dei firmatari, con intellettuali e politici “engagés” israeliani e palestinesi, del famoso piano di pace tra le due etnie firmato il 1° dicembre scorso ( 12 giorni fa) a Ginevra. Ebbene, nel suo ultimo libro che ho letto con grande interesse, un’autobiografia che parte dai bisnonni e abbraccia 120 anni di vita, egli ci confida cosa voleva diventare quando aveva 8 anni e frequentava una classe che corrisponde grosso modo alla nostra terza elementare. Di solito un ragazzo di quell’età sogna di diventare un grande campione sportivo, un eroe, un pilota o forse un pasticciere o qualcosa di simile. Amos Oz a 8 anni desiderava diventare un libro! Non scrivere un libro, ma DIVENTARE UN LIBRO. Amos Oz è nato nel 1939, a 8 anni siamo nel 1947. Mentre da noi in Italia nel 1947 siamo in piena ricostruzione post-bellica, in Palestina si è alla vigilia della creazione dello Stato d’Israele. Amos a 8 anni sa cos’ha alle sue spalle, perché l’ha appreso e l’apprende tutti i giorni dai suoi genitori, dai nonni, dai loro coetanei rifugiatisi in Palestina. Quel ragazzino di 8 anni sa del grande massacro degli ebrei consumatosi in Europa quando lui nasceva, sa della shoà, della deportazione e morte di 6 milioni di ebrei europei. E ora apprende, perché ne parlano gli adulti, che con la creazione dello Stato d’Israele e la partenza dei soldati inglesi dalla Terra Santa gli arabi sono pronti a massacrare tutti gli ebrei – un milione circa – che si sono rifugiati e installati sulle loro terre. E dunque non ha altro desiderio che DIVENTARE UN LIBRO. Per sopravvivere. Molto più di un monumento o di una lapide, di facile distruzione e spesso di significato limitato e retorico, trasformato in un libro lui può prolungare la sua vita di ragazzo, può continuare a vivere per anni, forse per sempre. Sì, anche i libri vengono talvolta distrutti, di solito incendiati da chi non tollera una cultura, un’ideologia diversa. Ma i libri non sono più dei manoscritti o dei dattiloscritti, ogni manoscritto o dattiloscritto una volta stampato da uno che era si trasforma in centinaia, in migliaia di copie. E per quanto grande sia l’incendio del nemico, - come ci insegna la storia anche recente – alcune di queste copie, nascoste chissà dove, dimenticate in qualche parte del mondo, riusciranno comunque a salvarsi. Ed a questo pensava Amos Oz quando a 8 anni voleva diventare un libro. Avrebbe così prolungato la sua vita esattamente come ha fatto l’amore filiale per mio fratello Gennaro. Con l’aiuto in particolar modo di Gigi e Raffaele Capano, dapprima Cordelia e quindi Elisabetta, le figlie di Gennaro Vitello ed Uta Rieger, hanno riportato in vita il loro padre con questo libro che ne raccoglie gli scritti e le foto, non un monumento retorico, ma l’essenza stessa, i pensieri di Gennaro. E questo atto encomiabile di amore filiale merita tutta la mia commossa riconoscenza e un caloroso applauso, cui sono certo vorrete unire anche il vostro. Grazie.

Umberto Vitiello

In Evidenza

< settembre 2010 >
L
M
M
G
V
S
D
  
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
     
             
\\ Home Page
Sito Ufficiale dedicato a Gennaro Vitiello - Regista ed attore teatrale nato a Torre del Greco -

Chi è Gennaro Vitiello

Sottosezioni
 
27/09/2007 - Tesi di laurea della dot.ssa Leonilda Cesarano - Leggi la tesi

Ultimi articoli
 

News

Nasce l'associazione "Scena Sperimentale Gennaro Vitiello"
Giovedì 8 aprile 2010. È nata l'associazione "Scena Sperimentale Gennaro Vitiello". Riportiamo l'articolo di Rino Mele, pubblicato sul quotidiano "Roma" del 9 aprile 2010.


La storia di Cenerentola à la manière de... - foto di scenaLe frontiere della scena

Pulcinella si trasforma con frenetica velocità, ora ha la veste nera e la maschera bianca e da servo, nel sogno meridiano, si finge sazio sotto un albero di cuccagna: da affamato diventa padrone. Fare teatro a Napoli è condizione di sopravvivenza, utopia politica, gioco ilare e sublime, impedimento alla morte, una corsa alla rovescia per non cadere nello specchio delle allucinazioni notturne e fare (finalmente) le prove di quella rivoluzione che la pigrizia e l’atavica condizione di ubbidienza, monarchica e lealista, impedisce di fare. Il popolo napoletano, equamente plebeo e nobilmente borghese, sa che il potere è fragile, lo irride sottomettendosi, gioca a dissolverlo in una risata e un inchino. Il teatro di questa città-regione coglie sempre l’aspetto rivoluzionario della parola: gli artisti hanno una forte e attenta vocazione ai testi, quasi di esasperata filologia, ma solo per aprirne l’involucro, mettere allo scoperto il meccanismo della lingua e ricostruirlo in nuovissime e sorprendenti varianti. Ieri, 8 aprile, a Ercolano è sorta un’associazione di cultura teatrale, di critica e analisi della rappresentazione. Si chiama “Scena sperimentale Gennaro Vitiello”. Siamo nel 1967 (e gli anni che vengono dopo). Il periodo iniziale di Mario e Marialuisa Santella, Mario e Enzo Salomone, Peppe Barra e Mastelloni, Giulio Baffi, Moscato, così giovanilmente maturi, e ora uguali nel tempo, Lucariello: ma quanti nomi in quest’attimo dimentico. Gennaro Vitiello è uno degli autori, il regista, del glorioso (questo è l’aggettivo) Teatro Esse, con lui Anna Caputi, Odette Nicoletti, Giovanni Girosi, Carlo De Simone. Quale raffinato lavoro di lettura e sperimentazione teatrale nel teatro di via Martucci, “I Cenci” di Artaud, “K” di Sanguineti, “Prometeo” di Eschilo, “I negri” di Genet, “Medea” di Seneca e altri lavori da tradurre con urgenza in visione, in suono, mentre la scena diventa uno stretto ring. Poi il Teatro Esse in successive metamorfosi diventa Libera Scena Ensamble e, trasferendosi e trasformandosi ulteriormente, Teatro In Garage. La tempesta creativa degli inizi non è recuperabile, non si ripete, ma resta l’avida sete di entrare nel corpo del teatro, frantumarlo, ricostruirlo, farsene partecipi. Il lavoro di Libera Scena conferma i contatti precedenti, li rafforza con Roberto De Simone e le ricerche sulla musica, con Mario Martone, con tutto ciò che grida la visione. Ora che Gennaro Vitiello, da un quarto di secolo, non c’è più, quest’associazione ricorda il vento dolcemente aspro che con le sue regie seppe gridare su una scena. Ed è anche una pungente immagine di Napoli e il suo vorace senso dell’avanguardia: gli artisti di questa città vulcanica, il loro necessario correre oltre il segno di confine, stravolgerlo, fingere a volte ossequio alla tradizione ma fare la rivoluzione. Città di vento, di sapienza e fantasmi, che ha bisogno solo di una scena per riscattarsi, sentirsi aprire le ali. Intanto questa nuova associazione, “Scena sperimentale” (ne fanno parte Giovanni Girosi, Odette Nicoletti, Cordelia Vitiello) vuole ricordare un regista tra i più amati, tenerlo stretto alla memoria del nostro arso Sud ma anche contribuire a spingere verso l’alto la vocazione napoletana a interrogarsi, trasformarsi nelle cose che tocca, sentire l’ansia della rivoluzione necessaria.
Rino Mele

Il Roma - Pagina 1
Il Roma - Pagina 6

News

Pagina ufficiale su Facebook di Gennaro Vitiello
Pagina ufficiale su Facebook dedicata a Gennaro Vitiello.
Se siete sul "Faccialibro" siete tutti invitati a iscrivervi.